ARTE E LUOGHI – IL FESTIVAL RIAPERTURE A FERRARA.

Non è raro, tra queste pagine, ritrovare casi ed episodi citati per ricordare quanto ancora ci sia da fare in Italia nell’ambito culturale, o articoli espressamente di accusa per denunciare la mala gestione del nostro patrimonio. Fortunatamente tuttavia ci capita anche di assistere ad eventi che non soltanto promuovono l’arte nei suoi significati più profondi, ma che hanno anche il pregio di dare un imprinting forte sul piano sociale.

È il caso del festival Riaperture, tenutosi lo scorso weekend nella città di Ferrara. La città estense ha accolto per la prima volta tra le sue mura un festival di fotografia, e lo ha fatto in maniera del tutto egregia. Le 11 mostre, i workshop, le letture portfolio e tutti gli eventi annessi e connessi si sono infatti svolti in alcuni luoghi e spazi chiusi da anni, sconosciuti ai ferraresi stessi. La passione per la fotografia ha incontrato dunque la curiosità dei visitatori, che hanno potuto assistere alla riapertura di Palazzo Prosperi-Sacrati, gioiello estense in attesa di restauro, o ammirare l’Auditorium del Conservatorio ‘G. Frescobaldi’, uno spazio che presenta ancora una struttura interamente in legno. Riaperture ha però anche dischiuso le porte di edifici con meno valore architettonico ma comunque simbolo di esperienze comuni: l’ex Istituto Case Popolari, edificio degli anni ’30, con quattro rassegne, un ex negozio chiuso in centro storico e un’ex sede di un pub.

I luoghi in questa circostanza sono divenuti fondamentali nell’economia delle esposizioni e degli eventi: non a caso all’Auditorium sopra citato si è tenuta la mostra Disco Emilia con fotografie di Gabriele Basilico, Andrea Amadasi, Hyena e Arianna Lerussi, una rassegna sul passato e sul presente delle discoteche della Via Emilia, dialogo totale e complesso tra contenitore e contenuto.

Il tema della prima edizione, i luoghi comuni, si è mosso su un duplice piano: da un lato i luoghi della città ancora chiusi o in fase di riapertura, “comuni” in quanto depositari di memorie che appartengono alla comunità. Dall’altro i “luoghi comuni” della realtà che ci circonda, molto spesso inviti a rivalutare, a interpretare ogni circostanza in maniera più profonda e a osservare il mondo con uno sguardo più autentico e critico.

Un approccio studiato e lungimirante ha fatto dunque sì che Riaperture non fosse soltanto un festival di fotografia come tanti, ma un’occasione per innescare una nuova attenzione sui luoghi dismessi e per esortare lo spettatore a riappropriarsi del proprio sguardo.  Un’occasione per “vivere un’esperienza di riapertura sia fisica, nei luoghi scelti per esporre, sia surreale, nei luoghi comuni in cui si è persa la nostra consapevolezza. Essere consapevoli della realtà in cui fotografiamo, viviamo, amiamo. Riaprire gli occhi, un’altra volta, forse, la prima volta.”[1]

[1] Dalle presentazione del tema del festival

Mara Folcio